Un argomento poco gradito all’italiano medio riguarda il trasferimento in vita della ricchezza ai propri eredi. Ti parlerò di quelle che possono essere le implicazioni correlate al “non fare” e quindi nel procrastinare la scelta di affrontare una corretta pianificazione del passaggio generazionale.

In Italia si parla sempre poco di come e perché decidere di trasferire il proprio patrimonio immobiliare, aziendale, finanziario, ai propri eredi. Le motivazioni sono diverse: poca conoscenza dei pericoli cui si va incontro, emotività, scaramanzia e si da per scontato che la legge ci tuteli e quindi applichi ciò che noi consideriamo corretto per la nostra situazione mentre spesso, quando ormai è troppo tardi, abbiamo delle sgradite sorprese.

Un primo problema che potrebbe toccare ognuno di noi da vicino è la frammentazione dei beni con conseguenti contenziosi ereditari. E’ il caso classico di una normalissima famiglia composta da padre, madre e due figli. In caso di decesso improvviso del padre gli immobili, gli investimenti finanziari e l’azienda saranno ereditati dalla moglie e dai due figli ma ogni singolo asset rimarrà indiviso. Vale a dire che ognuno degli eredi sarà proprietario di un terzo di ogni asset. Gli immobili, sia di abitazione che seconde e terze case, come pure l’azienda di famiglia, dovranno essere condivise da ognuno degli eredi che ne sarà proprietario nelle parti stabilite dal codice civile in base alla tipologia e al numero degli eredi (nel nostro caso un terzo ciascuno).

Un argomento a parte è quello relativo al caso in cui uno o più figli dovessero essere minori e quindi destinatari di tutela da parte di un Giudice Tutelare. In questo caso tutte le scelte fatte dal coniuge superstite dovranno essere subordinate all’autorizzazione del Giudice Tutelare per tutto ciò vada al di fuori dell’ordinaria amministrazione ( vendita/acquisto di un immobile, investimenti finanziari, ecc.).

Relativamente a contenziosi per scarsa pianificazione, un triste esempio ci viene fornito dalla stampa che si è occupata nel 2013 del caso di Pietro Mennea il quale, alla sua morte, ha lasciato un testamento che poi sembra essersi rivelato non scritto di suo pugno. Non avendo, i coniugi Mennea, nessun figlio, si sono presentati i fratelli dell’atleta chiedendo che venissero rispettati i loro diritti di coeredi della moglie impugnando il testamento olografo.

Un altro aspetto penalizzante riguarda la duplicazione dell’imposta. In sede di successione i beni indivisi lasciati a più eredi dovranno essere intestati ai nuovi proprietari e dovranno essere versate le imposte per la registrazione (imposta di registro, imposta ipotecaria e imposta catastale). Nel momento in cui uno degli eredi deciderà di “riscattare” le parti non sue di questi asset tali imposte dovranno essere di nuovo corrisposte per la corretta registrazione in capo al nuovo proprietario.

È poco noto ai più come venga suddiviso il patrimonio in caso di famiglia senza figli. Il Codice Civile stabilisce che una parte del patrimonio dovrà spettare anche ad eventuali fratelli o genitori del coniuge deceduto.

Come pure in caso di separazione o di coppie conviventi. Nessun diritto infatti spetta alla convivente che sopravviva al suo amato e dovrà sopportare che tutto il patrimonio del suo compagno venga suddiviso tra gli eredi legittimi dello stesso tra cui , ovviamente, come stabilisce il Codice Civile, ella non compare!

Anche qui la stampa ci fornisce un esempio esemplare riguardo la successione di un notissimo cantante come Lucio Dalla il quale, sembra non aver “tutelato” il suo storico compagno in vita e quindi tutto il suo patrimonio è stato distribuito tra parenti e cugini alcuni dei quali probabilmente sconosciuti anche allo stesso cantante.

Queste e altre problematiche possono essere risolte con un istituto molto importante ma che in Italia viene utilizzato solo dall’8% delle famiglie (fonte: consiglio nazionale del notariato): il testamento.

Ma come va redatto il testamento?

A differenza di quanto potresti pensare fare testamento è semplicissimo e soprattutto economico. Bastano le classiche carta e penna! Esatto! Basta un foglio di carta sul quale dovranno essere scritte di proprio pugno le ultime volontà, vale a dire definire per ogni singolo bene il suo assegnatario, inserire la data e mettere la propria firma in calce. Le caratteristiche fondamentali affinché il testamento olografo sia valido sono appunto tre: olografo (scritto di pugno), datato e firmato. Una volta fatto questo basterà consegnare il documento ad una persona fidata, generalmente al destinatario delle volontà scritte sopra.

Facile, economico e assolutamente discreto. Inoltre ogni volta che vorrai effettuare delle modifiche basterà strappare e buttare l’ultimo testamento fatto e farne uno nuovo.  E questo tutte le volte che vorrai!

La legge prescrive che il testamento valido sia quello più recente.

Esistono altri modi più tutelanti per fare testamento. Naturalmente questo prevede l’intervento di un notaio che ne supervisiona la compilazione e provvede a pubblicarlo. In questo caso il testamento non potrà in alcun modo essere impugnato da eventuali terzi poiché è stato redatto da un pubblico ufficiale che lo ha reso efficace grazie alla pubblicazione nel Registro Generale dei Testamenti.